{"id":210,"date":"2016-12-27T04:20:50","date_gmt":"2016-12-27T03:20:50","guid":{"rendered":"http:\/\/danielebesomi.ch\/api\/?p=210"},"modified":"2017-03-04T20:42:46","modified_gmt":"2017-03-04T19:42:46","slug":"perche-le-api-allevano-larve-in-inverno-1","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/danielebesomi.ch\/api\/2016\/12\/27\/perche-le-api-allevano-larve-in-inverno-1\/","title":{"rendered":"Perch\u00e9 le api allevano larve in inverno? (1)"},"content":{"rendered":"<p>Il lavoro di Jeffree (vedi <a href=\"http:\/\/danielebesomi.ch\/api\/2016\/11\/08\/covata-invernale-in-clima-temperato\/\">Covata invernale in clima temperato (1)<\/a>)\u00a0e di M\u00f6bus (<a href=\"http:\/\/danielebesomi.ch\/api\/2016\/12\/26\/covata-invernale-in-clima-temperato-2\/\">Covata invernale in clima temperato (2)<\/a>), che rileva la presenza di covata durante buon parte dell&#8217;inverno, almeno a intermittenza, e che rivela che il comportamento di ciascuna famiglia \u00e8 specifico anzich\u00e9 dipendere in modo uniforme dalle condizioni ambientali, pone il\u00a0problema teorico di capire cosa induca una colonia di api a riprendere l&#8217;ovodeposizione.<\/p>\n<p>Il problema \u00e8 reso pi\u00f9 urgente da due altre osservazioni effettuate da M\u00f6bus.\u00a0Nei suoi esperimenti sull&#8217;estensione della covata, M\u00f6bus aveva anche ingabbiato alcune regine per impedire che iniziassero a deporre. Il risultato \u00e8 stato invariabilmente che le api hanno sviluppato una dissenteria.<\/p>\n<p>Inoltre M\u00f6bus aveva anche provato, ripetendo un esperimento di Jeffree, a costituire delle super-colonie, unendo prima dello svernamento col metodo del giornale due forti colonie, per verificare il detto che la migliore isolazione per una famiglia di api sono altre api. Il risultato \u00e8 stato che in occasione del primo volo di depurazione, dopo 3-4 settimane al chiuso, moltissime api sono uscite e nonostante il clima relativamente caldo ci sono state delle perdite disastrose. L&#8217;analisi di laboratorio delle api morte ha dimostrato che erano disidratate, e si stavano dunque recando a cercare acqua.<\/p>\n<p>Questo suggerisce che non solo la termoregolazione ma anche la gestione dell&#8217;acqua sia un grosso problema che le api devono risolvere. Mangiando miele, le api producono come prodotto di scarto delle quanti\u00e0 consistenti di acqua, 0.6 g per ogni g di glucosio trasformato in energia, alla quale bisogna aggiungere l&#8217;umidit\u00e0 naturale del miele, acqua di cui si devono liberare (vedi\u00a0<a href=\"http:\/\/danielebesomi.ch\/api\/2016\/12\/02\/ventilazione-e-umidita-invernale-nellarnia\/\">Ventilazione e umidit\u00e0 invernale nell&#8217;arnia<\/a>\u00a0per una descrizione del processo chimico di trasformazione). In un articolo intitolato &#8220;A new theoretical winter cluster model&#8221; (in Apimondia,\u00a0<em>The XXVII-th international congress of apiculture. Athens, 1979<\/em>, Bucarest: Apimondia, 1980, pp. 286-289), M\u00f6bus propone un modello che risolve alcuni nodi fondamentali delle spiegazioni precedenti del funzionamento del glomere.<\/p>\n<p>La teoria precedente suggeriva che il calore del glomere sia prodotto unicamente al centro, grazie alla normale attivit\u00e0 di metabolizzazione delle api che trasformano il miele in energia, e che questo calore fosse trasmesso per conduttivit\u00e0 alle api che costituivano lo strato isolante esterno del glomere. Le api all&#8217;interno e all&#8217;esterno del glomere si scambiano periodicamente il posto, in una sorta di comportamento altruistico da parte delle api all&#8217;interno che cedono il posto. M\u00f6bus\u00a0mette in evidenza diversi problemi in tale spiegazione. 1) Il manto esterno del glomere non pu\u00f2 essere allo stesso tempo isolante e conduttivo di calore; 2) al centro del glomere non c&#8217;\u00e8 cibo a disposizione delle api; il miele si trova invece a portata delle api all&#8217;esterno del glomere. 3) Le api non hanno un sistema nervoso che permetta loro di capire, dall&#8217;interno del glomere, come siano le condizioni all&#8217;esterno, e viceversa. 4) Le misurazioni esistenti non rivelano che il metabolismo al centro del glomere, con corrispondente consumo di ossigeno e produzione di anidride carbonica, sia maggiore che in periferia.<\/p>\n<p>Si noti che ricerche pi\u00f9 recenti confermano la rilevanza del problema evidenziato da M\u00f6bus\u00a0(v. per esempio\u00a0<a href=\"http:\/\/danielebesomi.ch\/api\/2016\/12\/03\/temperatue-esterne-e-termoregolazione-del-glomere\/\">temperatue esterne e termoregolazione del glomere<\/a>): nel corso del consumo dei circa 7 Kg di miele che servono a una colonia per svernare (in Estonia), si producono oltre 5 litri d&#8217;acqua, di cui solo una piccola parte viene dispersa per evaporazione mentre il resto viene conservato nell&#8217;intestino delle api per poter essere eliminato in un giorno di bel tempo.<\/p>\n<p>M\u00f6bus parte dunque dall&#8217;assunzione che le api scaldino in proporzione al freddo che sentono: pi\u00f9 in periferia, meno al centro. Al centro, dove \u00e8 caldo, c&#8217;\u00e8 una forte evaporazione di acqua: tutta quella che producono le api al cuore del glomere evapora, e anzi le api si disidratano. Al contrario, alla periferia del glomere dove \u00e8 pi\u00f9 freddo c&#8217;\u00e8 meno evaporazione, e le api sono costrette ad accumulare grandi quantitativi di acqua nel loro intestino. La situazione \u00e8 poco confortevole per entrambe. Gli scambi di posizione avvengono quando le api del centro muovono verso la periferia per una &#8216;bevuta metabolica&#8217;, mentre le api in periferia si spostano al centro per perdere un po&#8217; di umidit\u00e0. Non \u00e8 dunque questione di altruismo, ma di ricerca individuale di compensazione di un eccesso, e rispettivamente carenza, di liquido.<\/p>\n<p>M\u00f6bus argomenta poi che solo in un popolo di dimensione ideale si pu\u00f2 mantenere l&#8217;equilibrio idrico del glomere nel suo insieme, anche se continuamente ci sono scompensi in eccesso o in difetto nelle api individuali.\u00a0Lo stato ottimale \u00e8 appunto definito dalla possibilit\u00e0 di rimanere in equilibrio. Naturalmente l&#8217;equilibrio perfetto \u00e8 solo un caso, anche perch\u00e9 la dimensione del popolo si riduce col passare dei mesi.<\/p>\n<p>Quando un popolo \u00e8 pi\u00f9 grande della situazione ottimale, si verifica una condizione di disidratazione, come nel caso delle &#8216;supercolonie&#8217;. Se le api possono uscire regolarmente a bere, la cosa non \u00e8 problematica. Ma se si verificasse un periodo prolungato di freddo, potrebbero verificarsi delle morie quando le api escono a cercare da bere in momenti poco opportuni.<\/p>\n<p>Al contrario, quando un popolo \u00e8 pi\u00f9 piccolo della dimensione ottimale, si verifica un surplus di acqua. Di nuovo questo non \u00e8 un problema se le api possono uscire regolarmente a defecare, ma diventa problematico in caso di freddi prolungati, quando potrebbero verificarsi delle dissenterie. Anche in caso di freddo intenso, quando il glomere si compatta e le api sono costrette a produrre pi\u00f9 calore, si pu\u00f2 verificare la medesima situazione.<\/p>\n<p>Le ai hanno trovato una soluzione al problema della sovraidratazione: l&#8217;allevamento di larve. Da un lato, la produzione di pappa reale per le larve assorbe una parte dell&#8217;acqua in eccesso; dall&#8217;altro, l&#8217;aumento della temperatura al centro causa una maggiore evaporazione, e permette di liberarsi di altra acqua. L&#8217;allevamento di larve, dunque, non \u00e8 un pericoloso sfizio che le api si concedono, ma\u00a0ha un valore di sopravvivenza per il glomere. Questo spiega perch\u00e9 blocchi artificiali della regina possano si traducano\u00a0in casi di dissenteria. E spiega anche perch\u00e9 spesso la covata cessi per qualche giorno all&#8217;inizio della primavera: quando le api possono uscire per i voli purificatori, per qualche tempo non hanno pi\u00f9 la necessit\u00e0 di allevare covata.<\/p>\n<p>Si possono dunque identificare circostanze alle quali \u00e8 pi\u00f9 probabile che la covata riprenda presto. Quando l&#8217;umidit\u00e0 ambientale \u00e8 elevata, l&#8217;evaporazione \u00e8 sfavorita, ed \u00e8 quindi probabile che la covata riprenda presto. Mieli pi\u00f9 umidi, come per esempio quello di erica, favoriscono anch&#8217;essi una ripresa precoce della covata. Di popoli piccoli gi\u00e0 si \u00e8 detto; lo stesso vale per popoli che rimpiccioliscono al di sotto della soglia ottimale in seguito alle normali perdite di api nel corso della stagione. Inoltre quando il freddo invernale diventa pi\u00f9 serio, tra il solstizio invernale e i &#8216;giorni della merla&#8217;, pi\u00f9 colonie si trovano in condizione subottimale (non \u00e8 dunque l&#8217;allungarsi delle giornate che d\u00e0 lo stimolo alle api, ma il freddo). Vi sono poi delle razze di api meglio isolate (pi\u00f9 pelose) di altre, e anche questo influisce sul momento della ripresa della covata.<\/p>\n<p>L&#8217;applicazione di materiali isolanti alle arnie \u00e8 un&#8217;arma a doppio taglio. Le famiglie di dimensione ottimale o pi\u00f9 forti hanno bisogno di inverni freddi e di una buona ventilazione, per poter produrre pi\u00f9 umidit\u00e0 di quanta ne evapori. Il rischio \u00e8 che muoiano per disidratazione, se si verificano periodi prolungati nei quali non possono uscire a bere. Viceversa le famiglie al di sotto della dimensione\u00a0ottimale, quelle poco prolifiche e i nuclei possono trarre vantaggio da uno strato isolante.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il lavoro di Jeffree (vedi Covata invernale in clima temperato (1))\u00a0e di M\u00f6bus (Covata invernale in clima temperato (2)), che rileva la presenza di covata durante buon parte dell&#8217;inverno, almeno a intermittenza, e che rivela che il comportamento di ciascuna famiglia \u00e8 specifico anzich\u00e9 dipendere in modo uniforme dalle condizioni ambientali, pone il\u00a0problema teorico di [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[3],"tags":[9,7,11,13],"class_list":["post-210","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-api-inverno","tag-blocco-della-covata","tag-covata-invernale","tag-termoregolazione","tag-umidita"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/danielebesomi.ch\/api\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/210","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/danielebesomi.ch\/api\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"http:\/\/danielebesomi.ch\/api\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/danielebesomi.ch\/api\/wp-json\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/danielebesomi.ch\/api\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=210"}],"version-history":[{"count":18,"href":"http:\/\/danielebesomi.ch\/api\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/210\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":440,"href":"http:\/\/danielebesomi.ch\/api\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/210\/revisions\/440"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/danielebesomi.ch\/api\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=210"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"http:\/\/danielebesomi.ch\/api\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=210"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"http:\/\/danielebesomi.ch\/api\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=210"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}