{"id":370,"date":"2017-01-10T12:04:18","date_gmt":"2017-01-10T11:04:18","guid":{"rendered":"http:\/\/danielebesomi.ch\/api\/?p=370"},"modified":"2017-03-04T20:45:08","modified_gmt":"2017-03-04T19:45:08","slug":"api-a-temperature-invernali-estreme","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/danielebesomi.ch\/api\/2017\/01\/10\/api-a-temperature-invernali-estreme\/","title":{"rendered":"Api a temperature invernali estreme"},"content":{"rendered":"<p>Nell&#8217;articolo\u00a0<a href=\"http:\/\/danielebesomi.ch\/api\/2017\/01\/07\/studio-termometrico-sul-comportamento-del-glomere\/\">Studio termometrico sul comportamento del glomere<\/a>\u00a0abbiamo riassunto le misure effettuate da Owen (1971) non solo su glomeri di api a temperature invernali rigide ma naturali, ma anche su api refrigerate a condizioni estreme, con temperature fino a -55\u00b0C.<\/p>\n<p>Edward D. Southwick ha spinto gli esperimenti, con metodologie simili, ancora oltre i limiti precedenti (<a href=\"https:\/\/eurekamag.com\/pdf.php?pdf=001787701\" target=\"_blank\">Cooperative metabolism in Honey Bees: an alternative to antifreeze and hibernation<\/a>, <a href=\"http:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/pii\/0306456587900568\" target=\"_blank\"><em>Journal of Theoretical Biology<\/em><\/a> vol. 12: 2, pp. 155-158, 1987). L&#8217;autore ha utilizzato\u00a0colonie di api in casse Langstroth a due corpi nell&#8217;inverno 1983-84 a Kirchain in Germania, o piccole famiglie con la loro regina sistemate in casse da nucleo, lasciate acclimatare 14 giorni dopo una gestione estiva secondo le pratiche apistiche correnti nella zona. Ogni arnia era dotata di una griglia di termocoppie ogni 2 cm nello spazio tra i due telaini centrali. Le colonie sono state messe a temperatura controllata a partire da 5\u00b0C. Nelle ore successive la temperatura \u00e8 stata abbassata di 10\u00b0C per volta, lasciando un intervallo di 3 ore tra una riduzione e l&#8217;eltra per dare il tempo alle api di sistemarsi come meglio credessero; l&#8217;abbassamento \u00e8 avvenuto riducendo di 2\u00b0C ogni minuto, arrivando a -80\u00b0C, la portata massima del refrigeratore. Alle arnie era garantitao il ricambio di aria, e l&#8217;aria in uscita era analizzata per misurarne il contenuto di ossigeno e anidride carbonica.<\/p>\n<p>Le api hanno risposto al progressivo abbassamento della temperatura compattando il glomere per ridurre le perdite di calore, e aumentando la produzione di calore metabolico. Nella discesa delle temperature, il punto in cui l&#8217;effetto protettivo del compattamento del glomere era massimo \u00e8 stato a 0\u00b0C, sia per le colonie pi\u00f9 grandi che quelle pi\u00f9 piccole. A quella temperatura, una piccola famiglia di 1300 api (150 g) manteneva una produzione di calore di 110.8 Watt per chilo di api, mantenendo una temperatura di 25\u00b0C al centro del glomere. Man mano che la temperatura si abbassava per raggiungere i -48.6\u00b0, la temperatura al centro del glomere \u00e8 scesa a 18\u00b0C per 12 ore. Senza abbassare ulteriormente la temperatura ma semplicemente esponendovi le api piu a lungo, le api alla periferia del glomere hanno lentamente iniziato a morire, mentre le api rimanenti continuavano a produrre calore a 110 W al chilo. Questo sembrerebbe dunque il massimo del calore che un glomere di quella dimensione \u00e8 in grado di produrre.<\/p>\n<p>Famiglie pi\u00f9 grandi (13-16&#8217;000 api) non hanno mai raggiunto una tale produzione di calore, anche se avevano covata. Il pi\u00f9 grande dei glomeri, con covata al suo centro, produceva 54 W al chilo anche a una temperatura di -80\u00b0per 12 ore, mantenendo una temperatura di 34\u00b0 al centro del glomere e una temperatura periferica di 9\u00b0 (una differenza di 114\u00b0C). Questa temperatura \u00e8 rimasta essenzialmente costante da +2\u00b0 a -80\u00b0.<\/p>\n<p>Il picco di produzione di calore \u00e8 stato raggiunto da un piccolo glomere a -55\u00b0: 193.6 W al chilo, che \u00e8 grossomodo met\u00e0 del calore prodotto da un&#8217;ape in volo.<\/p>\n<p>La capacit\u00e0 isolante del glomere \u00e8 limitata: una volta raggiunto il massimo della compattezza, le api sono costrette a scaldare di pi\u00f9 per mantenere una temperatura ragionevole alla periferia (7-9\u00b0C) e al centro (18-33\u00b0C). Visto che il tasso metabolico dei glomeri pi\u00f9 grandi era ancora parecchio distante da quanto raggiunto dai glomeri pi\u00f9 piccoli, l&#8217;autore ne conclude che le api avrebbero margine per resistere a temperature ancora pi\u00f9 basse, probabilmente con un differenziale tra temperatura mantenuta all&#8217;interno del glomere e temperatura esterna pari o addirittura a quanto pu\u00f2 fare un&#8217;oca canadese, che maniene 40\u00b0 di temperatura corporea a -90\u00b0C per almeno un&#8217;ora.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nell&#8217;articolo\u00a0Studio termometrico sul comportamento del glomere\u00a0abbiamo riassunto le misure effettuate da Owen (1971) non solo su glomeri di api a temperature invernali rigide ma naturali, ma anche su api refrigerate a condizioni estreme, con temperature fino a -55\u00b0C. Edward D. 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