{"id":68,"date":"2016-11-09T19:22:36","date_gmt":"2016-11-09T18:22:36","guid":{"rendered":"http:\/\/danielebesomi.ch\/api\/?p=68"},"modified":"2017-03-04T20:48:30","modified_gmt":"2017-03-04T19:48:30","slug":"nutrizione-invernale","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/danielebesomi.ch\/api\/2016\/11\/09\/nutrizione-invernale\/","title":{"rendered":"L&#8217;uso di polline in inverno"},"content":{"rendered":"<p>Durante l&#8217;inverno il metabolismo proteico \u00e8 generalmente ridotto; tuttavia le api consumano del polline. In uno studio effettuato tra il 1945 e il 1954,\u00a0Edward P. Jeffree\u00a0(\u00a0<a href=\"http:\/\/link.springer.com\/article\/10.1007\/BF02225761\" target=\"_blank\">Winter Brood and pollen in honeybee colonies,<\/a>\u00a0<em>Insectes Sociaux<\/em>,\u00a0September 1956,\u00a0Volume 3,\u00a0Issue 3,\u00a0pp 417\u2013422; la parte sulla covata \u00e8 discussa in Covata invernale in clima temperato (1)) ha misurato le scorte invernali di polline in colonie allevate ad Aberdeen (Scozia). Su un totale di 367 colonie esaminate, Jafree ha trovato che ogni colonia in media ha conservati 23 pollici quadrati di celle con polline (= poco meno di 150 cm2, equivalenti a circa 85 g di polline). Jeffree ne\u00a0ha concluso che il quantitativo minimo presente lascia pensare che le api svernino praticamente senza usare polline e che si nutrano essenzialmente di miele. Un processo, questo, che deve essere il risultato della selezione naturale. Tra i mieli\u00a0con relativamente alto contenuto proteico c&#8217;\u00e8 quello del <a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Calluna_vulgaris\" target=\"_blank\">Brugo<\/a> (<em>Calluna vulgaris<\/em>), che contiene il 2-3% di colloidi e che quindi in parte pu\u00f2 essere un sostituto del polline.<\/p>\n<p>Il tema \u00e8 stato ripreso pi\u00f9 recentemente da Crailshelm e altri, che hanno esaminato l&#8217;uso di polline da parte di colonie senza covata invernale in relazione alla posizione delle api nel glomere (K. Crailsheim,\u00a0N. Hrassnigg,\u00a0R. Gmeinbauer,\u00a0M.J. Szolderits,\u00a0L.H.W. Schneider,\u00a0U. Brosch,\u00a0<a href=\"http:\/\/www.sciencedirect.com\/science\/article\/pii\/002219109390024L\" target=\"_blank\">Pollen utilization in non-breeding honeybees in winter<\/a>, \u00a0<em>Journal of Insect Physiology<\/em>\u00a0Vol. 39: 5, maggio\u00a01993, pp.\u00a0369-373).<\/p>\n<p>Per 2 settimane durante l&#8217;inverno i ricercatori hanno esaminato la\u00a0circolazione delle api nel glomere: all&#8217;inizio dello studio hanno marcato con due colori diversi 200 api prelevate dal telaino pi\u00f9 freddo e altre 200 prelevate dal favo pi\u00f9 caldo, dunque rispettivamente alla periferia e al centro del glomere. Per 14 giorni hanno aperto l&#8217;arnia tutti i giorni, verificando la posizione delle api colorate. Ne \u00e8 risultato un totale rimescolamento, che suggerisce che le api non hanno una posizione predeterminata nel glomere ma si spostano.<\/p>\n<p>Alla fine del periodo i ricercatori hanno prelevato alcune api dal telaino periferico e dal telaino centrale, assicurandosi che le prime fossero immobili e le seconde mobili, non solo nell&#8217;arnia controllata quasi giornalmente ma anche in un&#8217;arnia lasciata intatta fino a quel momento. Di queste api hanno analizzato il contenuto della sacca melaria + il primo tratto dell&#8217;intestino, e, separatamente, il contenuto del tratto finale dell&#8217;intestino. In questo periodo la temperatura esterna non ha permesso voli di purificazione, cos\u00ec che l&#8217;intestino conteneva almeno i resti del cibo accumulatosi negli ultimi 19 giorni (anche se, al momento dei controlli giornalieri, qualche ape dell&#8217;arnia controllata ha comunque approfittato del disturbo per svuotarsi).<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 che\u00a0l&#8217;intestino contiene del polline: le specie identificate sono quelle che fioriscono alla fine della stagione (ma anche parecchio castagno); il quantitativo presente nell&#8217;intestino \u00e8 molto minore rispetto a quello trovato in estate, ma \u00e8 digerito molto meglio, come indicato dal grado di frantumazione e di contenuto proteico di ci\u00f2 che resta dei grani di polline. Come termine di confronto si \u00e8 potuto usare il polline di castagno, che era stato trovato e misurato nell&#8217;intestino delle api estive. Tra le api provenienti dal centro del glomere e quelle della periferia non c&#8217;era nessuna differenza significativa.<\/p>\n<p>La conclusione di Crailsheim e coautori\u00a0conferma essenzialmente quella di Jaffree: il consumo di polline \u00e8 minimo; quando le api non hanno covata, il loro fabbisogno \u00e8 molto basso, quel poco che mangiano viene utilizzato meglio, in modo che possa restare una scorta di polline per la covata di fine inverno.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Durante l&#8217;inverno il metabolismo proteico \u00e8 generalmente ridotto; tuttavia le api consumano del polline. In uno studio effettuato tra il 1945 e il 1954,\u00a0Edward P. 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